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MEGADETH: L’ULTIMA NOTA.

23 gennaio 2026: una data che per molti fans è carica di tristezza e nostalgia: la data di pubblicazione di quello che è stato annunciato come l’ultimo album dei Megadeth, la thrash metal band americana, fondata da Dave Mustaine dopo il suo licenziamento dai Metallica, prima della pubblicazione del debut album Kill ‘Em All. Già a metà dello scorso anno era stato chiarito dal leader indiscusso della band che questo autointitolato nuovo disco avrebbe messo fine all’avventura dei Megadeth, iniziata ormai 43 anni fa. I numerosi problemi di salute che affliggono Mustaine non gli consentono di continuare a portare la sua musica in giro per il mondo con la stessa dedizione che lo contraddistingue da sempre e ne ha fatto uno dei personaggi più amati della scena metal mondiale. Questo non impedirà a MegaDave di salutare adeguatamente il suo pubblico, avendo già precisato che il tour che seguirà la pubblicazione del disco sarà molto esteso e si comporrà di diverse “legs” che lo porteranno in giro per almeno i prossimi 3-4 anni. Del resto, non sarà facile per i fans rassegnarsi all’idea di perdere un personaggio del genere, quindi è giusto che Mustaine dia ai suoi fans il tempo per abituarsi all’idea. Ne è passata di acqua sotto i ponti da quando James Hetfield, vocalist e leader dei Metallica lo svegliò scalciando il materasso sul quale dormiva per consegnargli il foglio di via, a causa del suo carattere rissoso e della sua tossicodipendenza che rischiava di minare gli equilibri della nascente band, allontanandolo per sempre da quei Metallica che, anche grazie alle capacità musicali di

, stavano mettendo in luce un potenziale enorme che li porterà ad essere la band più conosciuta e amata nel mondo. Da allora, Mustaine ha vissuto musicalmente (e non solo) con un unico obiettivo: far capire ai Metallica cosa avevano perso rinunciando a lui. Ha così deciso di fondare i Megadeth, una band talmente identificata con il suo leader che, a differenza degli stessi Metallica, non è mai riuscita ad avere una line up stabile ma solo una serie di musicisti grandiosi che, di album in album, hanno affiancato il lungocrinito cantante/chitarrista, permettendogli di portare avanti questo duello a distanza con la sua band originaria. Un duello che, di volta in volta, ha visto primeggiare ora una ora l’altra band (a livello qualitativo, perché quanto a fama e popolarità, con buona pace del buon Dave, i Metallica non hanno mai avuto rivali!) ma che, per i fans del metal, ha comportato la possibilità di godere di due gruppi eccellenti che hanno regalato pagine di storia del metal. Certo, questa ossessione di Mustaine di inseguire i suoi ex compagni non è stata sempre positiva e, nel momento in cui i Metallica hanno sfornato i dischi meno amati della loro carriera (ma che commercialmente li hanno resi estremamente popolari…e ricchi!), Mustaine anziché infilare la stoccata vincente, ha preferito seguire i suoi ex sodali anche sulla strada della mediocrità. E così, dopo aver perso per strada alcuni tra i migliori musicisti che siano passati per le fila dei Megadeth (il chitarrista Marty Friedman, in primis) e che avevano contribuito a dare alla luce dei capolavori indiscussi anche i Megadeth si sono affossati per alcuni anni, con album davvero ignobili. Un primo scioglimento nel 2002, motivato con una tendinite che sembrava aver compromesso le capacità di Mustaine di suonare la chitarra (in realtà sembra che lo split sia stato dovuto al mancato pagamento dei diritti d’autore su alcuni brani al bassista e co-fondatore David Ellefson), sembrava aver posto fine precocemente alla carriera della band che, invece, ritornò pochi anni dopo. Il nuovo corso dei Megadeth sembra chiarire definitivamente quel che fin dall’inizio sembrava già abbastanza chiaro: si scrive Megadeth ma si legge Dave Mustaine! La band, e la musica della stessa, ruotarono ancora di più attorno alla figura del carismatico leader che non riuscirà quasi mai a mantenere la stessa formazione per più di due album di seguito. Gli ultimi due dischi in studio, Dystopia del 2016 e The Sick, The Dying…And The Dead del 2022 ci avevano restituito un Dave Mustaine in forma musicale smagliante, in netta contrapposizione con la sua salute, considerato che ha dovuto lottare contro un cancro alla gola, fortunatamente poi debellato, nonché coi problemi di artrite a mani, collo e tronco che hanno portato all’annuncio del suo ritiro, dopo la fine del prossimo tour. Quindi, fra l’annuncio del ritiro e le ottime prove discografiche precedenti, attorno a questo

nuovo album si è creata un hype mostruosa, ancor più alimentata dalla notizia che la tracklist sarebbe stata chiusa da una cover di Ride The Lightning, title-track del secondo album dei Metallica che vede comunque la firma anche di Mustaine. Una sorta di cerchio che si chiude, oltre all’enorme curiosità di capire se la versione dei Megadeth sarà in grado di reggere il confronto con l’originale. Ora che finalmente Megadeth ha visto la luce, e dopo svariati ascolti, ne possiamo parlare: parto subito col dire che il buon vecchio Dave non mi ha deluso! Stavo già leggendo un sacco di pareri discordanti sul web ma la cosa non mi aveva affatto turbato dato che la rete, spesso, ragiona per preconcetti e molti giudicano senza dare la giusta attenzione al prodotto completo. Invece, a mio giudizio, il disco si assesta sui livelli molto buoni del precedente. Certo, c’è un po’ di autoreferenzialismo, i riff riciclano un po’ qualcosa già proposto da MegaDave nei 17 album precedenti (soprattutto quelli fra il 1992 e il 1997) ma le sue capacità tecniche sono di livello elevatissimo e quindi è in grado di mascherare a perfezione la cosa, dando comunque il giusto vigore anche a qualche soluzione che sa di già sentito. Partiamo dalla copertina: Vic Rattlehead, la storica mascotte della band, in elegantissimo completo bianco intento ad annodarsi la cravatta, inizia ad essere avvolto dalle fiamme che vogliono consumarlo…del resto, sta per svanire per sempre nell’ultima fiammata che lo ridurrà in cenere! Di grande impatto. Ma andiamo all’analisi musicale: da Tipping Point, già pubblicato come singolo da mesi, le dichiarazioni di intenti sono chiare: i Megadeth, non sono qui per fare il compitino ma intendono salutarci a dovere: sfuriate thrash, assoli al fulmicotone, ritmiche martellanti per un album Megadeth al 100%. Sulla stessa linea le successive I Don’t Care, la riflessiva Hey God e la tellurica Let There Be Shred. Tsunami sonori impreziositi dalla voce di Mustaine, vero marchio di fabbrica dei Megadeth, nonostante sia stata spesso perculata da suoi illustri colleghi (James Hetfield, Layne Staley); e invece, almeno in studio, continua ad esplodere in tutta la sua cattiveria e potenza, regalando un’ottima performance. Liricamente ci troviamo di fronte ad un album più intimista, con un Mustaine che fa i conti con l’età e regala spunti di riflessione e qualche invettiva politica in meno. Chi lo preferiva più rancoroso, anche a 64 anni, magari un po’ storcerà il naso ma Dave se ne frega e va dritto per la sua strada come ha sempre fatto. Puppet Parade è l’ultimo singolo, uscito pochi giorni fa, richiama un po’ il riff di Angry Again ma sfocia presto in uno dei migliori brani del disco, nonostante il flavour vecchio stile che la pervade: un brano veloce, ritmato, sorretto dal basso di James LoMenzo. Ogni tanto Mustaine sembra inserire il pilota automatico come in Another Bad Day, vagamente ruffiano, che richiama subito alla mente Youthanasia o Obey The Call. Una potente intro di batteria apre Made To Kill altra sfuriata thrash old style che riporta il mood del disco su linee di fuoco, grazie a cambi di tempo e, ancora una volta, assoli magnifici. I Am The War ha un flavour lievemente malinconico nella linea vocale con un chorus decisamente accattivante che ben si presta ad essere cantato a squarciagola in sede live: mi ha decisamente convinto. Chiude il lotto The Last Note: un arpeggio ancora molto malinconico sostiene il parlato di Mustaine prima che irrompa il riff di un altro mid tempo che, fra richiami al passato e un cantato più soffuso, rappresenta il saluto di MegaDave ai suoi fans. L’effetto è assicurato e il brano, anche emotivamente, è tremendamente efficace, con assoli magnifici, specie il sorprendente assolo acustico. Ma, come abbiamo anticipato, il disco si chiude per davvero con la bonus-track, il brano per cui tutti hanno atteso l’uscita di “Megadeth” con spasmodica attesa, la cover di Ride The Lightning dei Metallica. Dave ha dichiarato di volerla includere per omaggiare gli inizi della sua carriera ma, a mio giudizio, avrebbe potuto farne a meno: sia inteso, la canzone è eseguita magistralmente e con estremo rispetto dell’originale ma non aggiunge nulla alla cifra artistica del nostro e, alla fine, il confronto è più sull’interpretazione vocale, laddove l’interpretazione di James Hetfield non può avere uguali!! E così l’avventura discografica dei Megadeth giunge ufficialmente al capolinea con un disco decisamente gradevole e che può essere considerato un ottimo regalo d’addio per i fans di tutto il mondo. “E il mondo sembra aver perso già un po’ della sua luce…”

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