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L'ALTRA MUSICA CHE C'E' (Marzo 2026)

Dopo un gennaio che ha stentato a decollare, musicalmente parlando, febbraio è stato un mese foriero di novità interessanti per varietà ed eterogeneità. Si puo' affermare dalle recensioni che seguono che trattasi già di dischi tra i migliori di quelli che usciranno nei 10 mesi rimanenti.


BRIGITTE CALLS ME BABY – Irreversible
BRIGITTE CALLS ME BABY – Irreversible

BRIGITTE CALLS ME BABY – Irreversible


I romantici di Chicago arrivano al loro secondo lavoro con maggiore ambizione e uno spirito elettrizzante, frutto del successo ottenuto con il loro disco d'esordio e la serie di concerti, anche a supporto dell'idolo Morrissey, che li hanno consacrati nuovi paladini del jangle pop. Potenti e teatrali su scena, in studio Irreversible trasmette in parte quel desiderio di maestosità e la carica emotiva che è stato il marchio di fabbrica de The Smiths. Nonostante sia da loro perfettamente assunta quest'identità derivativa, le canzoni risultano fresche e attuali. La voce di Wes Leavins, più potente ed estesa di quella di Morrissey, trascina tutti i pezzi senza cali di tensione e uno slancio rockabilly che diverte e tira su il morale in tempi di crisi. Si ha l'impressione a tratti di percorrere le strade di Chicago tra i 50's e i 60's, con tanto di atmosfera cinematografica dei grandi interpreti dell'epoca che rifanno capolino tra bar fumosi, grattacieli impressionanti e motels dove riposarsi dopo aver scorazzato da Jackson Boulevard fino a raggiungere la Route 66. Una band che sa far ritrovare a chi le si avvicina la voglia di sentire musica con leggerezza e felicità.


NILS KEPPEL – Super Sonic Youth
NILS KEPPEL – Super Sonic Youth

NILS KEPPEL – Super Sonic Youth


Rivolgendosi alla Berlino pre-riunita dei primi anni '80, la musica dell'appena venticinquenne Nils Keppel evoca un senso di desiderio e di nostalgia per un'epoca più grintosa, ribelle e libera che in qualsiasi altro luogo oggi. Spesso frettolosamente classificato come Post Punk con influenze della New German New Wave (NNDW), la sua musica che piega i generi alimenta il calderone bollente della sottocultura berlinese. Keppel riesce a rilegare l'impeto della generazione Z a quella dei Ragazzi dello zoo di Berlino, senza che se ne avverta minimamente il divario. L'energia che ne scaturisce è quella del primo post punk de The Sound o dei Magazine (Keine Zukunft, Fremder Traum), ma anche l'allure di Nick Cave e di Iggy Pop sono visibili allo specchio di pezzi come Platzangst, che apre il disco come una detonazione. Di certo, una volta di più, l'idioma tedesco concorre ad arrotare le già affilatissime lame di Super Sonic Youth. Il disco rallenta in maniera quasi brusca nella seconda parte, lasciando spazio anche a spunti di riflessione sulla condizione dei giovani « millenials » in una società che va veloce e che dimentica per strada, troppo spesso, istanze, emozioni e significati.


SUBSONICA – Terre Rare
SUBSONICA – Terre Rare

SUBSONICA – Terre Rare


Perchè parlare dei Subsonica in una rubrica dedicata più che altro a proposte di nicchia ? Semplicemente perchè è una delle pochissime realtà di musica internazionale, in tutti i sensi, in Italia. Una band capace di cercare e proporre oltre confine e oltre i confini in generale un sound maturo e rotondo. In Terre Rare i nostri vanno a cercare sonorità direttamente in oriente, senza piegarle al loro istinto primordiale incline all'elettronica, piuttosto irrobustendolo con giri di chitarra e attitudine più marcatamente rock. Nonostante cio', i pezzi più belli del disco risultano Rifugio e Il Tempo in Me, più convenzionali rispetto alla ricerca di Ghibli, Straniero e Teorie. Varietà a parte, il disco è veramente godibile in tutti i suoi passaggi, nessuna flessione né fuori luogo: i Subsonica sembrano migliorare come il vino buono che lasci in cantina e non apri per anni, ma che torni a spiare almeno una volta alla settimana, pregustandolo. La produzione è curatissima senza nuocere a quell'immediatezza che i testi comunicano con la solita verve e la semplicità di una voce che non ha bisogno di essere potente per riscaldare l'ambiente.


THE TWILIGHT SAD – It's The Long Goodbye
THE TWILIGHT SAD – It's The Long Goodbye

THE TWILIGHT SAD – It's The Long Goodbye


Un lungo silenzio per i pupilli di Robert Smith ha permesso loro di partorire un lavoro più personale e frontale, unanimemente considerato uno dei loro migliori. Smith ha sicuramente fatto la sua parte collaborando alla stesura di alcuni pezzi (Waiting for the Phone Call, Dead Flowers, Back to Fourteen), ma il disco tutto appare come un compatto e solido contenitore di emozioni potenti e di un'umanità che traspare attraverso temi come la malattia e la morte. Il suono è potente e avvolgente : riffs taglienti e armonie tagliuzzate si alternano veloci senza mai nuocere alla nota finezza del duo scozzese. Intendiamoci, si tratta di un disco che richiede diversi ascolti per riuscire a comprendere gli spunti melodici che spesso si celano dietro asprezza e abrasività, come accade di solito coi lavori che lasciano inequivocabilmente il segno. Dopo più di vent'anni di carriera, i TS sono capaci di produrre il loro disco più profondo e importante, anche quello più diretto, senza passare per metafore e scorciatoie.


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