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L'ALTRA MUSICA CHE C'E' (Anno Zero

Inauguriamo questa rubrica che esplorerà in lungo e in largo quei sentieri, a volte, meno battuti della musica popolare, Quelli sui quali si cammina, spesso, in maniera non convenzionale rispetto ai « canoni » del successo, della notorietà e della fruibilità facile ai quali, dal dopoguerra ai nostri giorni, la musica popolare e i canali di diffusione ci hanno abituati. Lo faremo ogni volta citando e recensendo i dischi che più ci avranno colpito e che costituiscono una vera e propria colonna sonora, di anno in anno. E visto che ormai il 2025 arriva al suo termine, menzioneremo (in rigoroso ordine cronologico di pubblicazione) i dischi che hanno più attirato la nostra attenzione, soffermandoci in particolare sui 3 lavori « imperdibili » dell'anno. Proseguiremo nel 2026, presentandovi le nuove uscite di mese in mese, nella speranza di mettere a fuoco e portare all'attenzione tanti artisti che, per difetto di comunicazione, scelta o complessità, godono di minore visibilità e audibilità rispetto al mainstream delle radio e altri mediacommerciali e delle piattaforme di streaming, nell'intento di fornire spunti di curiosità a chi vorrà scoprirli e approfondirne la conoscenza.



–ELA MINUS – Dia

–THE WEATHER STATION – Humanhood

–KOMPROMAT – Playing/Praying

–FKA TWIGS – Eusexua

–WALTER AUSTRAL – Éclipse

–MOGWAI – The bad fire

–THE MURDER CAPITAL – Blindness

–SHARON VON ETTEN - ...& The attachement theory

–VENAMORIS – To cross or to burn

–BDRMM – Microtonic

–ANDY BELL – Pinball wanderer

–STEVEN WILSON – The overview

–DEEP SEA DIVER – Billboard heart

–CIRCUIT DES YEUX – Halo on the inside

–SQUID – Cowards

–THE HORRORS – Night life

–BAMBARA – Birthmarks

–TAMINO – Every dawn's a mountain

–PERFUME GENIUS – Glory

–MARIA SOMERVILLE – Luster–

-BLACK COUNTRY, NEW ROAD – Forever, Howlong

–MODEL/ACTRIZ – Pirouette

–BLONDSHELL – If you asked for a picture

–TUNDE ADEBIMPE – Thee black boltz

–PETER MURPHY – Silver shade

–DERADOORIAN – Ready for heaven

–DESTROYER – Dan's boogie

–IMAMIWHOAMI – Still blue

–ANIKA – Abyss

–THESE NEW PURITANS – Crooked Wing

–PREOCCUPATIONS – Ill at ease

–CASTELLI – Notte davvero

–PIXEL GRIP – Percepticide : The death of reality

–TURNSTILE – Never enough

–GINA BIRCH – Trouble

–SUEDE – Antidepressants

–THE CHAMELEONS – Arctic moon

–ANAIIS – Devotion & the black divine

–NATION OF LANGUAGE – Dance called memory

–BAXTER DURY - Allbarone

–THE DIVINE COMEDY – Rainy sunday afternoon

–DAVID BYRNE – Who is the sky

–SPRINT – All that is over

–SOULWAX – All systems are lying

–ANDREA LASZLO DE SIMONE – Una lunghissima ombra

–OTHER LIVES – Volume V

–ANNA VON HAUSSWOLF – Iconoclasts *

–THE LAST DINNER PARTY – From the pyre

–WHITE LIES – Night light

–FLORENCE & THE MACHINE – Everybody scream

–DANIEL AVERY – Tremor

–JAMES K – Friend –––––––

–MIDLAKE – A bridge too far

-HIGHSCHOOL – Highschool

-TORTOISE – Touch

-SANTI PULVIRENTI – Mrs Playmen OST

-JUANA MOLINA – Doga

-AUSTRA – Chin up buttercup

-CATE LE BON – Michelangelo Dying

-IKONIKA – Sad


Tra i 60 dischi scelti, ci soffermiamo su tre in particolare:



anna von hausswolf
ANNA VON HAUSSWOLF – Iconoclasts

ANNA VON HAUSSWOLF – Iconoclasts

L'organista di Goteborg ritaglia questa volta uno spazio per il formato canzone e pubblica uno dei dischi più riusciti

dell'anno. Un lavoro con tempi di incubazione lunghi e che spazia dal jazz al prog, dall'etno alla musica religiosa. Anna,

in una versione nordica della mitica Diamanda Galas, ricorda a tutti che il diavolo, prima ancora che diventare la

creatura più cattiva e pericolosa, era stato comunque un angelo. Cosi' tutti i pezzi sono pervasi da questa sottile linea di

confine che divide il bene dal male, il tribale dall'etereo. L'ambizione di raggiungere un pubblico più consistente si

manifesta anche attraverso le collaborazioni (Iggy Pop e Ethel Cain) in The Whole Woman e Aging Young Women. La

voce è sempre pulita e con un'estensione capace che mostra la maturità di un'artista completa. In attesa dei live che si

annunciano fortemente interessanti, consigliamo questo disco arioso a coloro che vorranno cercare una dimensione

spazio-temporale più profonda e meno superficiale per le festività di fine anno.


suede antidepressants
SUEDE – Antidepressants

SUEDE – Antidepressants

Sopravvissuti all'oblio dei 90's, Brett Anderson e compagni consegnano dopo The Blue Hour e Autofiction uno dei loro

migliori lavori. Anche se derivativo del post-punk d'inizio 80's, grazie a una produzione di alto livello e a un manipolo di

canzoni forti, è un lavoro che si mostra incisivo e che riesce a vivere di luce propria, proprio mentre il revival dell'epoca

è ormai onnipresente e invasivo. Anderson spiega come fare a riprendersi da accadimenti che affliggono la vita di

ognuno, non lasciandosi quasi mai cadere nel buco dal quale non si riesce più a tornare. L'energia che scaturisce da

quasi tutti gli episodi del disco prelude ad un'altra serie di lives notoriamente performanti. La saturazione delle chitarre e

la presenza in primo piano della batteria esplicitano questa volontà. L'interpretazione di Anderson è sempre carismatica

e cinematografica; il film del disco si dipana attraverso canzoni-episodi in cui la rabbia si alterna alla nostalgia lasciando

in bocca quel dolceamaro che, da sempre, costituisce il sapore peculiare della musica dei Suede.


circuit des yeux halo on the inside
CIRCUIT DES YEUX – Halo on the inside

CIRCUIT DES YEUX – Halo on the inside

Haley Fohr è l'autrice di Chicago che si cela dietro lo pseudonimo francesista di Circuit des Yeux. Compositrice

sperimentale capace di passare dall'opera alla canzone industriale senza troppe esitazioni. Le caratteristiche peculiari

risiedono proprio nella voce di Fohr, baritonale e sempre un'ottava più in basso di quanto un'interprete femminile riesca

a cantare. Halo on the inside appare di primo acchito come un disco cupo e umorale, che riprende sentimenti e

atmosfere di autori come Mark Hollis, Kate Bush e Martin Gore, nei loro momenti di ispirazione migliori. In realà, i

sentimenti che emergono lungo il cammino del disco sono contrastanti e contradditori, scelta che lo rende

imprevedibile ed affascinante già dal primo ascolto. Il risultato è un dipinto post-apocalittico in cui l'elettronica non è mai

fine a sé stessa ed è funzionale alla costruzione di una sinfonia a tratti algida e a tratti infuocata. Megaloner, Canopy of

Eden e Cathexis sono i momenti più alti del disco che testimonia un altro passo avanti verso il trionfo di questa

compositrice moderna e raffinata.

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