Savatage Live con l'Orchestra: Un Evento Epocale all'Anfiteatro di Pompei
Aggiornamento: 7 giorni fa
Un'Atmosfera Elettrica
Lunedì 27 luglio 2026, Anfiteatro degli Scavi di Pompei. Savatage live con l’orchestra: è stato epico! Prendetevi il vostro tempo e mettetevi comodi. Quando si racconta la storia, 1700 battute non sono sufficienti. I Savatage hanno scritto un capitolo indelebile nella musica live. Hanno scelto una location unica, già teatro di un evento dei Pink Floyd. I Savatage, a parere di chi scrive, sono stati anche più graditi di Waters & Co. Per arricchire l'evento, si sono fatti accompagnare da un’orchestra di 27 elementi, diretta dal Maestro Vincenzo Sorrentino. Questo ha reso lo show ancora più memorabile.
L'Arrivo a Pompei
Fin dal nostro arrivo a Pompei, nel primissimo pomeriggio, si avvertiva un’atmosfera carica di attesa. Un brulicare di gente con le t-shirt dei Savatage e di tanti altri gruppi. Spettacolari le magliette di Jon Oliva’s Pain e Circle II Circle. Il premio per la maglia più epica va al tizio con la maglia degli Avatar, primissima incarnazione dei Savatage. Passeggiavamo sotto un caldo cocente, con un tasso di umidità degno di Manaus. Ma il popolo metal se ne frega delle temperature. Ci siamo avvicinati al cancello principale. Già un’ora prima dell’apertura, piccoli gruppi di fan si erano piazzati a formare una fila. Si parla di 5.000 presenti.
Essendo tra i primi in coda, l’attesa è stata lunga. Una volta aperto il cancello, siamo stati fra i primi ad entrare. Una breve sosta allo stand del merchandise per comprare la t-shirt celebrativa dell’evento. Ci siamo incamminati verso la nostra posizione in platea, insieme a fan provenienti da ogni parte d'Italia e d'Europa. Abbiamo sentito distintamente spagnolo, inglese, francese, tedesco e greco. Raggiunto il nostro posto, abbiamo ammirato la location. Possibile che una costruzione così antica sia superiore a tante location moderne in termini audio/video?
La Magia dell'Anfiteatro
Nell’Anfiteatro romano di Pompei, nessuno avrà da lamentarsi per aver visto o sentito male. Non poteva esser scelta una cornice migliore per un evento meraviglioso. Ogni cosa al suo posto: il palco a dominare la scena, il pubblico ben collocato di fronte al palco, e l’orchestra a far da contorno alla band. Una brezza leggera sembrava rinfrescare la serata. Man mano che le persone riempivano l’arena, l’atmosfera si è surriscaldata. La platea ha accolto ogni persona sul palco con un boato. Anche i tecnici degli strumenti hanno ricevuto applausi. Quando sono comparsi gli orchestrali e il Direttore, il pubblico ha urlato di gioia. Si spengono le luci, si accendono i riflettori sul palco. Una “Overture” suonata solo dall’orchestra dà il via allo show.
Le note dell’overture si intrecciano con quelle di “Morphine Child”, capolavoro tratto dall’album “Poets And Madmen”. Ma è solo una breve intro. Pochi istanti dopo, salgono sul palco Zachary Stevens, Johnny Lee Middleton, Al Pitrelli, Chris Caffery e Jeff Plate. Inizia il primo, vero brano: la title-track di “Dead Winter Dead”. Il pubblico è in delirio. La partecipazione è totale, nonostante si stia tutti seduti. Lo spettacolo delle luci è pazzesco. Si fonde a meraviglia con la prova della band e gli arrangiamenti dell’orchestra.
Il Coinvolgimento del Pubblico
Zak Stevens inizia a chiedere il coinvolgimento del pubblico. La risposta è immediata. Ogni gesto del frontman è seguito con entusiasmo. Nonostante gli anni passati, continua a convogliare sul palco gli sguardi e le voci di ognuno di noi. L’assenza di Jon Oliva pesa, ma era annunciata. A causa di patologie pregresse, Jon non può più andare in tour. Tuttavia, è coinvolto in ogni mossa dei Savatage. Gli arrangiamenti dell’orchestra sono stati curati da lui e dal chitarrista Al Pitrelli. Il Mountain King aleggia sull’Anfiteatro dall’inizio alla fine dello show.
Sotto il profilo tecnico, la sua assenza è rimpiazzata da due tastieristi aggiunti, Paulo Cuevas e Shawn McNair. Ottimi anche nel sostenere gli innumerevoli cori. Lo spettacolo non trova pause. La scaletta contempla una dietro l’altra le canzoni più note della band. Da “Jesus Saves” a “The Wake Of Magellan”, da “Sirens” a “This Is The Time”. Passando per “Miles Away” e “Another Way”. L’orchestra interagisce con la band. A volte i pezzi sembrano giovarsi della sua presenza, altre meno. Ma i musicisti sono ultra preparati e forniscono ottime interpretazioni.
Momenti Indimenticabili
Giusto il tempo di una insolita “Unusual” e la band esegue “Chance”. Un tipico esempio di perfetta interazione con l’orchestra. Il pubblico risponde presente ad ogni ritornello. Sprechiamo un paio di righe sulla prestazione della band. Non è stato uno show perfetto, tecnicamente parlando. Zak dosa la voce sapientemente, senza forzare acuti. Questo gli garantisce una gran tenuta per tutto il concerto. Pitrelli è un mostro della sei corde. A volte, però, l’equalizzazione è poco conforme al resto dei volumi. Caffery è un altro asso alla chitarra. Divertentissimo, ci delizia con i suoi assoli.
Johnny Lee Middleton al basso forma con Jeff Plate una sezione ritmica di sicuro impatto. Al netto di qualche imprecisione, creano un “wall of sound” degno di un metal show. A Middleton viene dato ampio spazio con un assolo, l’Adagio di Albinoni, suonato al basso. Presto si aggiunge il resto della band che esegue “The Storm” e “Christmas Eve Sarajevo 12/24”. Un classico natalizio riarrangiato alla maniera dei Savatage. Brano che amo moltissimo, ma sentirlo con una temperatura così elevata mi ha lasciato stranito.
Emozioni e Ricordi
Dopo questo break strumentale, torna sul palco Stevens. Esegue “Not What You See” per solo voce e orchestra. Un arrangiamento che ha emozionato molti. Siamo al giro di boa. Il concerto prosegue con “Handful Of Rain”, “Lights Out” e “Tonight He Grins Again”. Uno dei miei pezzi preferiti dal mio album preferito della band, “Streets”. Se non ho collassato per l’emozione è stato solo per non perdermi “The Hourglass”. Al Pitrelli prende il microfono e ringrazia il Maestro in italiano. Dedica le sue parole a Jon Oliva e al fratello Criss Oliva, scomparso prematuramente. Una dedica anche al produttore Paul O’Neill, recentemente scomparso.
Dagli speaker parte la voce di Jon accompagnato dal suo piano nel classico “Believe”. Un inno per i fan che cantano ogni nota. Non essendo previsti maxi-schermi, il tutto è sostituito da un microfono vuoto a centro palco, attorcigliato con magnifiche rose. Sudore e lacrime bagnano i volti dei presenti. Si alzano in piedi per cantare il ritornello. Per me lo show potrebbe chiudersi qui e sarei la persona più felice della terra! Ma i Savatage non ne hanno abbastanza. Mancano ancora alcuni classici da eseguire. Con il pubblico in piedi, partono “Edge Of Thorns” e “Gutter Ballet”.
La Conclusione di un Evento Epocale
La band ringrazia, saluta e scende dal palco. Finito? Macché. Partono i cori “SAVATAGE! SAVATAGE” e “WE WANT MORE”. La band rientra ed esegue altri tre brani: “Temptation Revelation”, “Power Of The Night” e “Hall Of The Mountain King”. Adesso sì, il pubblico è soddisfatto. Si possono accendere le luci. Tra foto di rito, plettri lanciati e selfie con gli orchestrali, i Savatage lasciano il palco. La gente inizia a svuotare l’Anfiteatro, con una convinzione ben precisa: abbiamo assistito a un evento epocale. Fortunatamente, è stato filmato per una futura pubblicazione. Non vedo l’ora!
Ok, magari sono mancati un paio di classici che avrebbero “spaccato”. Ma stiamo cercando il pelo nell'uovo. Lo spettacolo è stato eccezionale. La band non si è risparmiata, suonando 24 brani. La risposta del pubblico, in uno scenario meraviglioso, non poteva essere migliore. Mentre percorrevamo il nostro chilometro e seicento metri verso l’albergo, mi ripetevo ogni istante del concerto. A distanza di 24 ore, non ho ancora smesso di pensarci. Certi eventi non si possono descrivere, vanno vissuti. E io sono stra-felice di averlo fatto. E l’orchestra continua a suonare…





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