Madness Reigns From The Gutter
- Luigi Salerni

- 1 giorno fa
- Tempo di lettura: 4 min
Quando qualcuno mi chiede la top ten delle mie band preferite, in ambito metal, i Savatage li nomino esattamente subito dopo gli Iron Maiden. Conosciuti ai tempi dell’università (quindi molto tardi rispetto alla loro fondazione risalente alla fine degli anni ’70), grazie ad un amico greco che mi prestò 3 album fantastici della band, i Savatage entrarono presto nel novero dei miei ascolti frequenti per non uscirne mai più. Purtroppo la storia della band, segnata da vicissitudini avverse (fra cui la tragica morte in un incidente stradale del chitarrista, nonché membro più rappresentativo Criss Oliva), si interruppe bruscamente proprio pochi anni dopo rispetto a quando li scoprii: il loro ultimo studio album Poets and Madmen risale al 2001; da allora in avanti il leader e fondatore Jon Oliva, fratello del compianto chitarrista, nonché voce, tastiere e anima della band, congelò il gruppo a tempo indefinito, dedicandosi al suo progetto Trans Siberian Orchestra, dall’enorme successo rispetto a quello ottenuto coi Savatage, nonché al side project Jon Oliva’s Pain. Per i Savatage sembrava finita, nonostante nel corso degli anni si è vociferato periodicamente di un loro imminente ritorno, sia in sede live che con un nuovo album ma, di fatto, il ritorno del gruppo veniva, di volta in volta, rinviato per i motivi più diversi. Finalmente, nel 2024 l’annuncio: nell’estate successiva i Savatage sarebbero ritornati per una serie di concerti che hanno portato la band anche in Europa e, in particolare, in Italia. La notizia è stata accolta con un grande entusiasmo da parte di tutti e i concerti del come back in sede live hanno registrato un ottimo riscontro di pubblico e critica che ormai spasmodicamente sperava in un grande ritorno. E così è stato. Il grande entusiasmo ha fatto sì che la band annunciasse una nuova tournée anche per il 2026 che la riporterà nuovamente anche in Italia, questa volta con due date: la prima in quel di Pompei, il 27 luglio, nel suggestivo Anfiteatro degli Scavi e la seconda nel Castello Carrarese di Este, il giorno dopo. Neanche a dirlo, appena annunciata la data di Pompei, mi sono precipitato a comprare il biglietto e quindi finalmente fra qualche settimana avrò la mia occasione di vedere un loro show dal vivo. Purtroppo non ci sarà Jon Oliva che, per motivi di salute, non sta partecipando a questo reunion tour iniziato lo scorso anno; per il resto la band sarà quella vista all’opera sui dischi Dead Winter Dead e The Wake Of Magellan, con Zak Stevens alla voce, Al Pitrelli e Chris Caffery alle chitarre, il sempiterno Johnny Lee Middleton al basso e Jeff Plate alla batteria, tornato dopo che un problemino di salute gli aveva fatto saltare le prime date del tour.
Certamente vi preparerò un bel live report da leggere su queste pagine ma, per ingannare l’attesa, i Savatage hanno dato alle stampe da una settimana un live album dal titolo Madness Reigns From The Gutter, un concerto risalente al tour promozionale di Gutter Ballet, registrato a Hollywood nel 1990 e che fotografa perfettamente la band dell’epoca. Certo, la line up era diversissima rispetto a quella attuale: c’era ancora Criss che dominava con le sue chitarre, la voce sgraziata di Jon riempiva gli spazi, il drumming furioso di Steve Wacholz si incastonava perfettamente con il basso di Middleton e, all’epoca, la band sembrava davvero la portavoce di un certo movimento che la stampa ribattezzò New Wave Of American Heavy Metal, in contrapposizione a quella britannica di Iron Maiden, Saxon, Angel Witch e Diamond Head. Questo live, che riprende i master originali, per l’occasione completamente restaurati, ha tutti gli ingredienti per poter essere amato da ogni fan della band: della line up si è già detto, i Savatage erano al top della forma, musicalmente la band stava passando dal classic power roccioso dei primi tre album ad aperture sinfoniche appena intraviste in The Hall Of The Mountain King e ancor più presenti in Gutter Ballet (l’elemento sinfonico poi sarà sviluppato in tutta la sua magniloquenza nei dischi successivi) e questo permetteva loro di apportare elementi di novità in un sound sempre più vario e personale. Ciononostante, in questo Madness Reigns From The Gutter viene fuori un sound ancora molto guitar oriented che mette in luce le elevatissime qualità di Criss Oliva (una delle più gravi perdite del mondo del metal e del chitarrismo, in particolare), supportato, per l’occasione, in fase ritmica dall’attuale chitarrista Chris Caffery. La scaletta pesca in tutti gli album pubblicati dalla band fra il 1983, anno del primo album
Sirens e, appunto, Gutter Ballet. Quello che però balza subito all’orecchio è proprio il sound di questo live: ogni strumento è ben definito e ha il suo spazio e questo per un live dell’epoca, sia pure restaurato, rappresenta un valore aggiunto. Ogni dettaglio emerge chiaramente senza che però venga persa quell’asprezza tipica del suono live: il risultato permette di godere appieno della magia che la band era (ed è) capace di creare dal vivo. Ma ancor di più colpisce la capacità di Savatage di riproporre i brani in una vesta ancora più energica e coinvolgente, capace di farti sentire al centro del live insieme ai fortunati presenti dell’epoca. Non avrebbe senso ripercorrere la setlist in un track by track ma basti sapere che Madness Reigns From The Gutter è un vero e proprio best of dal vivo della pur giovane (allora) discografia dei Savatage, con versioni riuscitissime di brani quali Of Rage And War, Mentally Yours, Legions, When The Crowds Are Gone (uno degli inni live della band), Sirens, Gutter Ballet e la monumentale Hall Of The Mountain King. E il resto dei brani non è da meno. Insomma, se già l’entusiasmo di vedere la band finalmente dal vivo sta incominciando a crescere enormemente, man mano che la data si avvicina, questo “nuovo vecchio live” ha l’enorme merito non solo di accrescere ancor di più la spasmodica attesa ma di regalarci un’istantanea della band che nel 1990 sembrava potesse mangiarsi il mondo. Il destino beffardo che ha poi fatto sì che le cose andassero diversamente non ha scalfito la magnificenza di una band che ora è tornata per sprigionare la stessa potenza e lo stesso entusiasmo che era in grado di creare 36 anni fa.
Come dice un famosissimo verso di una delle loro più belle canzoni (Gutter Ballet), “Still the orchestra plays…”




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