Orbit Orbit io sono il viaggio
- Luigi Salerni

- 10 nov 2025
- Tempo di lettura: 4 min
Aggiornamento: 12 nov 2025
E finalmente il 31 ottobre giunse e con lui l’attesissimo, pluriannunciato nono album in studio di Caparezza, dal titolo Orbit Orbit, anticipato dal singolo “Io sono il viaggio” pubblicato poche settimane prima. Il disco, concepito dall’artista pugliese in parallelo ad un fumetto da lui stesso scritto e sceneggiato e pubblicato in collaborazione con la Sergio Bonelli Editore, può essere considerato come la colonna sonora del comic book ma Caparezza stesso ha ammesso che, pur essendo le due opere complementari, sono dotate comunque di una propria autonomia narrativa così da poter essere godute anche separatamente. Orbit Orbit può essere considerato idealmente il capitolo finale di una trilogia iniziata con Prisoner 709, proseguita con Exuvia e portata a compimento, appunto, con il nuovo lavoro: se, infatti in Prisoner 709 aveva raccontato la prigionia e in Exuvia la fuga, in questo Orbit Orbit Caparezza ci parla di libertà e lo fa costruendo un universo fantastico nel cui racconto sono mescolati realtà e fantasia. Chi conosce bene il rapper pugliese sa che da diversi anni soffre di acufene al quale, ultimamente, si sta aggiungendo una fastidiosa ipoacusia e questo ha portato il musicista ad un lungo periodo di crisi personale ed artistica dal quale è venuto fuori a fatica, aiutandosi ed aiutato dalla sua musica. Questo periodo buio è stato ben trasposto in un album definito dal “signor Rezza Capa” come “il concept più concept che abbia mai realizzato”. Non solo: Orbit Orbit è forse il disco più autobiografico di Michele Salvemini, che si lascia andare a moltissimi spunti di riflessione su sé stesso e sulle sue esperienze vissute. Musicalmente, il disco prende le basi dai suoi ultimi album più recenti e va ancora oltre in un mix di synth pop e space rock, ma anche drum and bass in cui vengono fuori influenze abbastanza variegate tra Kraftwerk e Rockets, fino ad echi di Giorgio Moroder.
E quindi? Dopo tutte questo cappello introduttivo che troverete in ogni recensione, com’è Orbit Orbit? Devo dirvelo: se Exuvia, inizialmente, mi aveva lasciato perplesso per la mancanza di quei sei/sette brani trascinanti che ogni disco del rapper di Molfetta aveva presentato fino a Museica (compreso), crescendo poi con gli ascolti fino a piacermi comunque molto (sicuramente più di Prisoner 709), la prima parola che mi viene in mente per descrivere la sensazione che mi ha lasciato Orbit Orbit dopo una settimana di ascolti è delusione! Già il singolo che, come detto si intitola “Io Sono Il Viaggio” non mi aveva fatto saltare sulla sedia e lo stesso effetto me lo ha fatto anche il resto del disco. Lo confesso: la prima volta che ho tentato di ascoltarlo non sono riuscito ad arrivare neanche fino in fondo, dopo 8 brani mi sono fermato. Poi mi ci sono dedicato, perché Caparezza merita più di una seconda chance e quindi ho portato l’ascolto fino in fondo: purtroppo la sensazione iniziale non è cambiata, delusione completa! Magari è colpa mia, anzi sicuramente è così: io ero troppo affezionato ad album come Le Dimensioni Del Mio Caos, Il Sogno Eretico e Museica, a quel sound che abbinava il grande amore per il rock, il funk e il cantautorato al rap puro che, comunque, costituisce il punto di partenza nel sound del Capa. Anche liricamente lo preferivo quale profeta dell’invettiva mescolata con la satira (che spesso e volentieri veniva travisata; una cosa che a lui dava molto fastidio prima e con cui ha iniziato a fare pace ultimamente, segno che l’età porta la saggezza) e non mi dava affatto fastidio che fosse “troppo politico”, pur non condividendo sempre in toto le sue idee. Chiaramente gli artisti cambiano ed è giusto così e, del resto, io non sono di per sé uno che pretende che un artista resti sempre uguale a sé stesso, specie se ha la fortuna di avere una carriera abbastanza lunga. Per dire, non ho disprezzato la svolta pop dei Queen, dopo aver iniziato a muovere i passi nella scena hard rock anni ’70; non sono uno di quelli che crocifiggerebbero i Metallica in sala mensa (stile Fantozzi) per la svolta stilistica di Load e Reload e non sono neanche uno di quelli che amano gli Ac/Dc, che pure mi piacciono tanto, perché fin dal primo album non hanno mai cambiato una virgola del loro stile. Quindi non è questo che mi delude in Orbit Orbit, altrimenti non avrei apprezzato neanche Exuvia. No, semplicemente, il nuovo sound scelto per vestire le nuove canzoni non riesce a prendermi, pur trovandolo coerente con il concept narrativo; provo estrema fatica a portare a termine l’ascolto di ogni singolo brano e, nonostante la metrica rimanga quella sapientemente utilizzata da Caparezza fin da quando si chiamava Mikimix, ovviamente evolutasi parallelamente con la sua crescita artistica, in alcuni casi ho faticato a capire le parole, senza andare a leggermi i testi. Certo, poiché parliamo di Caparezza non si tratta di un album che posso completamente cestinare: ci sono alcuni momenti che tengono a galla il lavoro, primo fra tutti “A Comic Book Saved My Life”, che anche nel testo contiene i riferimenti più forti, relativi al suo periodo buio e che, guarda caso, è forse l’unico brano a far da ponte col Caparezza che ho sempre amato di più; “Gli Occhi Della Mente”, con il campionamento di Deliri di Gianni Morandi che introduce anche una riflessione sul rischio di confondere immaginazione e realtà; “Come La Musica Elettronica” un brano che cresce molto con gli ascolti e che mette in luce tutta la fragilità del nostro, così come “Pathosfera”, un brano acustico in stile cantautorale che evidenzia ancora una volta il lato più emotivo e triste di Caparezza. Per il resto, il disco si barcamena tra cliché legati alla space music, quali vocoder, synth pop ed elettronica, un’ispirazione non sempre convincente e cambi di stile e registri legati al concept narrativo ma non sempre coerenti a livello creativo. Sono sicuro che comunque Orbit Orbit non mancherà di trovare sostenitori convinti (ogni artista ha lo zoccolo duro di fanboys che lo difenderebbe fino alla morte…la tentazione di farlo, se si parla di Iron Maiden, viene anche a me! Provate a parlarmi male di Virtual XI, se ne avete coraggio!) ma, a parere di chi scrive, l’attesa che lo ha accompagnato non vale il risultato e, trattandosi di uno degli artisti extra metal che amo di più, me ne dolgo ulteriormente. Peccato.




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